Dal greco “cinque rotoli” o “libri”, è il nome dato fin dai primi secoli dell’era cristiana ai primi cinque libri dell’Antico Testamento;GENESI, ESODO, LEVITICO, NUMERI, DEUTERONOMIO.
Gli Ebrei lo indicavano con il nome di “ TORA’ ” o “ LEGGE ”, vocabolo citato nel Nuovo Testamento.
Questi primi cinque Libri contengono tutta la legislazione d’Israele, ecco perché vengono considerati una unità.
La parte più estesa del Pentateuco è composta di Leggi (di qui l’appellativo ebraico: “Torà” o “Legge”), che sono state concepite come la parte saliente della Rivelazione divina fatta a Mosè e, di conseguenza, inserita nel racconto.
La teologia della Legge per Israele fu determinata dalla sua teologia della Storia. Le leggi furono sempre concepite e presentate come parte della storia del popolo Ebraico.
Gli obblighi legali che lo vincolavano rappresentavano la sua risposta all’intervento storico di Dio in suo favore.
Come Prologo all’intera opera, è presentata per prima la storia dell’umanità: dalla creazione al dramma introduttivo della storia della salvezza (Genesi 1-11).
La preparazione divina per la scelta di un Popolo è evidente nella Storia dei singoli Patriarchi: Abramo, Isacco, Giacobbe.
L’iniziativa divina di liberare gli Ebrei oppressi dall’Egitto raggiunge il suo apice nella solenne proclamazione dell’Alleanza sul Sinai, con gli obblighi che ne derivavano per il nuovo Popolo di Dio.
Il Pentateuco era attribuito dalla tradizione ebraica a Mosè; questa è stata l’opinione prevalente fino al secolo scorso; ma grazie a studi biblici assai più accurati si è avanzata un’altra spiegazione che risulta più attinente al testo biblico.
L’esegesi moderna ha messo in risalto alcune contraddizioni, presenti nel Pentateuco, che ne rendevano impossibile l’attribuzione a un solo autore.
Queste contraddizioni si possono così riassumere:
- doppioni (due racconti della Creazione: Gen. 1, 1-2,4a e Gen. 2,4b-24);
due racconti della vocazione di Mosè (Esodo 3, 1-4,17 e Esodo 6, 2-7,7);
due testi del Decalogo (Es. 20, 1-17 e Deut. 5, 6-21),
quattro calendari liturgici (Es. 23, 14-19; Es. 34, 18-23; Lev. 23; Deut. 16, 1-16).
- forme parallele nei brani legali e narrativi;
- criteri di stile; vocabolario; pensiero teologico.
Tutto ciò fa concludere che nella formazione del Pentateuco ci sono stare varie Tradizione distinte (gli esegeti parlano di quattro tradizioni)che si svilupparono all’interno di Israele; esse sono così denominate: JAHWISTA, ELOISTA, DEUTERONOMISTA, SACERDOTALE, (quest’ultima è indicata con la lettera P, dal tedesco “Priester” = “Sacerdote”).
Queste Tradizioni sono racconti indipendenti (Gen. 26, 6-11); narrazioni cultuali (Gen. 28, 10-22); canti primitivi (Gen. 4, 23-24);oracoli (Numeri 23-24); spiegazioni etimologiche (Gen: 25, 22-26); leggende (Gen. 6, 1-4).
Tutto questo materiale storico, forse in forma poetica, venne trasmesso oralmente fin dall’epoca dei Giudici (tra il 1225 e il 1040 circa a.C. questi giudici non amministrano soltanto la giustizia, ma esercitano anche un potere di governo, seppure temporaneo, il Libro dei Giudici descrive il difficile periodo che segue all’insediamento nella terra di Canaan del Popolo ebraico, dalla morte di Giosuè all’instaurazione della monarchia), e ricevette una forma definitiva in vari periodi dal X al VI sec. a.C.
1) LA TRADIZIONE JAHWISTA. (X sec. a.C.); così chiamata perché utilizza il nome divino Jahwè = Dio, viene comunemente datata attorno al X sec. a.C. ed elaborata durante il periodo di Davide e Salomone (1040- 930 a.C.), essa rivela un ottimismo che malgrado la continua prevalenza del peccato, è capace di prevedere la vittoria nel momento della caduta (Gen. 3,15; 4,7).
Questa Tradizione fa un uso audace di antropomorfismi (Dio che passeggia nel giardino, che interroga Caino, ecc...).
2) TRADIZIONE ELOISTA. (VII sec. a.C.). Ha per caratteristica l’uso del nome comune Eloìm = Dio. Si distingue dalla tradizione Jahwista, per la preoccupazione di rispettare le distanze che separano l’uomo da Dio, cioè recuperare la sua trascendenza. Dio parla all’uomo generalmente nei sogni o dalle nubi o in mezzo al fuoco o per mezzo di angeli.
3) TRADIZIONE DEUTERONOMISTA. (VI sec. a.C.). Forma la parte centrale del Libro del Deuteronomio, da cui prende il nome: contiene prescrizioni, leggi, feste. Lo stile decisamente parenetico, cioè esortativo (dal greco. “paraìnesis”, eos = esortazione), indica per la sua composizione un periodo di crisi religiosa. La salvezza sarebbe stata possibile, secondo la tradizioneDeuteronomista, solamente mediante una leale corrispondenza alle leggi dell’Alleanza. Il Libro fu probabilmente steso, nella forma definitiva, nella prima metà del VII sec. a.C.
4) TRADIZIONE SACERDOTALE. (VI sec. a. C.). Ha il suo interesse per la liturgia, le genealogie, le descrizioni degli elementi rituali. La maggior parte della seconda metà dell’Esodo, l’intero Levitico e la maggior parte dei Numeri, appartengono alla tradizione Sacerdotale. La fede d’Israele era sotto prova durante l’esilio (a opera delle truppe babilonesi di Nabucodonosor II nel 586 a.C. che violarono il Tempio di Gerusalemme e deportarono gli Ebrei a Babilonia). La crisi fornì lo sfondo per la storia di questa Tradizione.
Come Jahwè è Santo, così Israele deve mantenersi Santo, cioè incontaminato da qualunque morale o culto di origine umana. Questa concezione spiega la sollecitudine per le molte prescrizioni di purità rituali e legali.
La tradizione Sacerdotale, è così chiamata dagli studiosi, perché si riteneva che fosse legata ai Sacerdoti ebrei esuli nel VI sec. a. C. da Babilonia, in seguito alla già citata deportazione del 586 a.C. Si ritiene, pertanto, che questa tradizione, sia una rielaborazione e un ripensamento delle tradizioni d’Israele ad opera di questi Sacerdoti durante l’esilio Babilonese (VI sec. a.C.). E il contributo finale alla formazione del Pentateuco fu proprio di questa Tradizione.
CONCLUSIONE
L’analisi letteraria delle quattro Tradizioni, ci consente di penetrare profondamente nel graduale sviluppo della Rivelazione. A causa della sua intima connessione con la storia, la teologia di Israele rimase costantemente viva ed adattabile alle nuove situazioni che segnavano la continua guida, da parte di Dio, del suo Popolo, verso il traguardo escatologico.
Le teologie delle quattro Tradizioni, alle quali contribuì una lunga serie di autori sacri d’Israele, testimoniano questo dialogo vivo tra Dio e l’uomo nell’Antico Testamento.
Malgrado le diverse teologie del Pentateuco, ciascuna, con la sua accentuazione caratteristica, dà al Testo un’evidente unità d’insieme, attorno ai quattro pilastri della fede d’Israele: promessa – elezione – alleanza – legge. Ciò è sufficiente per ritenere il Pentateuco, materiale ispirato.
Le quattro Tradizioni, ricevettero forma definitiva, in vari periodi: dal X al VI sec. a.C., contrariamente a quello che si pensava prima, e che cioè, Mosè fosse l’autore del Pentateuco.
Nessun commento:
Posta un commento